TL;DR
- La Corte Suprema rifiuta di esaminare l’appello di Dershowitz.
- Conferma le tutele per i media nei casi di diffamazione.
- La richiesta di Dershowitz era incentrata sui commenti sull’impeachment.
- I giudici conservatori non erano d’accordo con la decisione.
- Lo standard di “actual malice” resta intatto.
In una mossa che ha lasciato Alan Dershowitz furibondo, la Corte Suprema ha deciso di non esaminare il suo caso per diffamazione contro CNN. Questa decisione non è solo una battuta d’arresto personale per il celebre professore di legge e avvocato; è una vittoria significativa per le tutele dei media su tutta la linea. La sentenza mantiene il precedente di lunga data stabilito dal caso New York Times v. Sullivan del 1964, che impone alle figure pubbliche di dimostrare la "actual malice" nelle cause per diffamazione.
Dershowitz, salito alla ribalta per il suo ruolo nella difesa di Donald Trump durante il primo processo di impeachment, sperava che i giudici riconsiderassero gli standard stringenti che hanno reso quasi impossibile per figure pubbliche come lui vincere cause per diffamazione. Dopo aver perso nei tribunali inferiori, ha sostenuto che l’obbligo di dimostrare l’actual malice — in sostanza provare che i media abbiano agito sapendo della falsità o mostrando una temeraria indifferenza per la verità — fosse un onere ingiusto.

In un’opinione dissenziente, i giudici conservatori Clarence Thomas e Neil Gorsuch hanno espresso il loro disaccordo con la decisione della corte. Thomas, in particolare, ha più volte affermato di ritenere che lo standard dell’actual malice sia eccessivamente rigoroso. Ha dichiarato: "The ‘actual malice’ standard for public figures bears no relation to the text, history, or structure of the Constitution." Beh, Clarence, forse è ora di scegliere una battaglia diversa.
La richiesta di diffamazione di Dershowitz nasce da commenti fatti durante il processo di impeachment, in cui sosteneva che un presidente non potesse essere messo in stato d’accusa per azioni che non lo avvantaggiano personalmente. I commentatori di CNN, però, hanno affermato che lui avesse suggerito che un presidente potesse essere immune dall’impeachment anche se fosse stato commesso un crimine. Gli avvocati di Dershowitz hanno sostenuto che CNN avesse travisato le sue dichiarazioni, ma i tribunali hanno stabilito che la rete aveva trasmesso integralmente le sue osservazioni e lo aveva persino reinvitato in onda per chiarire la sua posizione.
Le implicazioni di questa sentenza vanno ben oltre Dershowitz. Se la Corte Suprema avesse scelto di ribaltare o indebolire la sentenza Sullivan, si sarebbero aperte le porte a cause intentate da ricchi personaggi pubblici contro le testate giornalistiche, con il rischio di un effetto dissuasivo sul giornalismo. Immaginate il caos se ogni celebrità e politico potesse facilmente fare causa per diffamazione — le redazioni sprofonderebbero in una valanga di contenziosi.
Mentre la polvere si posa su questa battaglia legale, è chiaro che la decisione della Corte Suprema riafferma il ruolo fondamentale della stampa nel rendere conto ai personaggi pubblici. Anche se Dershowitz potrebbe leccarsi le ferite, i media possono tirare un sospiro di sollievo sapendo che i loro servizi sono ancora protetti dalla legge. Per ora, lo standard dell’actual malice resta una barriera formidabile contro le cause pretestuose dei ricchi e famosi.
Alla fine, Dershowitz potrebbe voler prendere esempio proprio dai media che sta cercando di mettere fuori gioco: a volte è meglio lasciare che la storia si sviluppi, invece di cercare di riscriverla da soli.







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